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giovedì 4 agosto 2016

Salgono le possibilità di trovare spazio per Anthony Chickillo

In questo inizio di training camp uno dei nomi più citati in positivo da compagni ed allenatori è quello di Anthony Chickillo.
Sesta scelta del draft 2015 era entrato a far parte del roster dei 53, tagliato il giorno seguente per far posto ai free agents post tagli delle altre squadre e successivamente firmato per la practice squad, salvo tornare nel roster dei 53 e definitivamente poche settimane dopo.
Trovato spazio nello special team ha saggiato anche il campo con il reparto difensivo in una gara grazie agli infortuni dei compagni.
Nonostante il coach di reparto Joey Porter abbia dichiarato di voler rotare meno i membri del reparto rispetto allo scorso anno, pare difficile che Chickillo non trovi i suo spazio.
Quest'ultimo poi ha un ottimo rapporto con il suo coach che, racconta, gli ha fatto ritrovare divertimento nel football come ai tempi del college. «Ogni giorno impariamo da uno che l'ha fatto a grandissimo livello, ha giocato pro bowls, un super bowl e sa' cosa va fatto per raggiungere i risultati».
Reduce da una carriera universitaria a Miami dove i coach gli avevano chiesto di metter su peso per ricoprire il ruolo di defensive end è ora reduce da un estate di lavoro fisico che lo ha visto dimagrito e grato. «Sono molto fortunato d'essere approdato qui- spiega- con coach che credono in me e in quello che posso fare. Coach Porter mi aiuta molto indicandomi che ho di fronte e spiegandomi i miglior modi per batterlo».
Dopo aver brillato negli esercizi uno contro uno le sue chance di trovare il campo nelle gare che contano passano dalla preseason. 


lunedì 11 gennaio 2016

Suicidio Bengals, carattere Pittsburgh. Sbancata Cincinnati si vola a Denver

Ma quale partita. La wild card di Cincinnati tra Bengals e Steelers è stato un vero e proprio romanzo.
Pittsburgh si presenta con il piano di correre nonostante l’assenza di DeAngelo Williams chiedendo a Ben Roethlisberger di non forzare nello sfidare la secondaria avversaria. Parola d’ordine non perdere il pallone concedendo turnovers, non dare nessun vantaggio ad una squadra che si presentava senza il qb titolare e che sapeva di dover vincere la gara in difesa.
Ne esce una partita, di suo era già abbastanza tesa e sentita per l’importanza e la rivalità crescente tra le due franchigie, brutta ed eterna.
Il piano degli Steelers fa il suo, gli avversari infatti stoppati nel gioco di corsa pagano più del dovuto la presenza di Aj McCarron e collezionano solo punt, a Pittsburgh così mancano solo i punti a tabellone.
Il gioco di corsa è inaspettatamente affidabile ma Ben pare poco lucido e penalizzato dalla pioggia serve così la scossa data dall’intercetto di Antwon Blake a metà primo quarto per rompere l’iniziale equilibrio.
Boswell così decide il primo tempo con i suoi due field goal, il primo nato da un turnover dei Bengals il secondo frutto del primo infruttuoso viaggio in redzone dell’incontro ed avviene non a caso nell’ultimo dei primi trenta minuti. Tra l’altro i tre punti sono frutto di una grazia di Rey che si mangia un facile intercetto su un lancio errato di Roethlisberger.
Primo tempo che si chiude dunque con Pittsburgh avanti 6-0 e in vantaggio a livello tattico viste le difficoltà dimostrate in attacco dai padroni di casa.
La partita riprende con i Bengals convinti di poter essere incisivi in attacco, il loro primo drive sembra confermarlo ma un fumble forzato da Jarvis Jones e ricoperto da Cam Thomas danno il là, incide molto anche la reverse da 44 yards di Martavis Bryant, al terzo field goal di serata di Boswell che vale il 9-0. La partita dei Bengals si fa anche più dura quando finalmente un lampo del vero Ben Roethlisberger tramuta il punteggio in 15-0. Il qb prima trova Antonio Brown per 60 yards poi pesca in endzone il già citato Bryant. L’ex Clemson piazza una ricezione da highlights e risponde al meglioalle parole del suo qb in settimana.
Cincinnati si trova con le spalle al muro, incapace di segnare paiono insuperabili i due possessi di svantaggio, sul finire del terzo parziale poi il loro primo viaggio in redzone si tramuta in un fumble ricoperto da Ryan Shazier, durissimo il colpo portato dal linebacker a Bernard che è costretto ad abbandonare il campo. Ben Roethlisberger va in campo per chiudere la partita e suo malgrado la riapre, sul terzo down infatti subisce il sack di Burfict, ricade male sulla spalla destra e lascia il campo.
I Bengals si rianimano grazie a questa giocata e trovano il td in avvio di ultimo quarto, prima beneficiano di una flag di Will Allen su una traccia profonda di Aj Green, poi Hill segna il 15-7 da una yard.
Con Roethlisberger negli spogliatoi ora è l’attacco di Pittsburgh ad essere completamente in balia della difesa.
I Bengals accorciano sul 15-10 e grazie ai problemi di Landry Jones si trovano con quasi quattro minuti da giocare con il drive dell’insperato sorpasso.
1.56 sul cronometro Aj McCarron per Aj Green, Mike Mitchell sbaglia la copertura è 16-15 Bengals. Pittsburgh è semplicemente spettatrice degli eventi come del resto il suo qb che rientrato dagli spogliatoi si limita ad osservare dalla sideline.
Roethlibserger infatti non rientra nemmeno dopo il sorpasso e Landry Jones si fa perfino intercettare appena rientrato in campo. I Bengals ormai pensano solo a festeggiare, Burfict autore dell’intercetto saluta tuti e se ne va in spogliatoio a festeggiare. Cincinnati è a 1:36 da vincere una gara di play off dopo oltre vent’anni d’attesa.
Jaremy Hill però dà un’ultimissima occasione a Pittsburgh, il runningback perde palla sul contatto con Shazier e Ross Cockrell la ricopre sulle 9.
Ora o mai più, Ben Roetlhisberger torna in campo per la rimonta più improbabile della sua carriera. La spalla pare decisamente dolorante visto che nonostante il tempo sul cronometro sia pochissimo non cerca mai la palla in verticale ma prova l’avanzata disperata con giochi più sicuri, si arriva perfino a giocare un 3° e 7 con una draw di Jordan Todman. Ne scaturisce un cruciale 4° e 3 che viene convertito grazie ad una ricezione di Antonio Brown.
Qui i Bengals perdono la testa, sull’azione successiva infatti Burfict viene sanzionato con 15 yards di penalità per un intervento killer su Antonio Brown, mentre il ricevitore sta lentamente lasciando il campo Adam Jones costringe gli arbitri a lanciare una seconda flag per una sua spinta ai danni di Joey Porter che era entrato in campo durante l’injury time out.
Pittsburgh così guadagna trenta yards ed entra in un raggio da field goal confortevole per Chris Boswell. Field goal preciso, 18-15 Pittsburgh. Sipario.
Si torna a vincere una gara di play off dopo quattro anni, si va a Denver “incerottati”  come non mai per continuare a sognare.

giovedì 10 dicembre 2015

Harrison punta il primato dei sacks nella storia di Pittsburgh

I tre sacks messi a segno da James Harrison nella gara di domenica lo hanno portato ad essere il primo giocatore nella storia della franchigia per quanto riguarda le gare con almeno due atterramenti del qb avversario con 18.
Ora l’obbiettivo per lui diventa l'essere il primo Steelers nella storia per sacks totali, ne servono altri tre per superare i 77 della leggenda Jason Gildon.
Il vincitore del premio "difensore dell’anno" del 2008 è probabilmente all'ultimo anno della sua gloriosa carriera, partecipa alla rotazione degli outside linebackers del nuovo defensive coordinator Keith Butler e avrà quattro gare per iscrivere di nuovo il suo nome nel libro dei record di franchigia.
Da qui alla fine della stagione Pittsburgh affronterà Bengals, Broncos, Ravens e Browns. Se la gara di domenica e quella conclusiva saranno proibitive per Harrison, che dovrà affrontare due takle ostici come Andrew Whitwhort e Joe Thomas, molto più abbordabili sono i rimanenti due avversari,  Ryan Harris di Denver e James Hurst di Baltimora sono infatti due uomini di linea perforabili.
Su questo argomento interessante la spiegazione di coach Mike Tomlin sull'approccio che attua lo staff «(Harrison ndr) ha fatto una gran partita. Ma tutti sappiamo che ne è capace James. Conosciamo il fatto che qualche volta entriamo in campo e c’è qualcuno che può essere caldissimo. O trovarci con un abbinamento favorevole».
Ecco spiegato l’alto numero di snaps giocati dal veterano contro i Colts e di contro il non aver visto in una singola azione l’ex prima scelta Jarvis Jones negli ultimi 20 minuti di partita.
Non resta che vedere se Harrison si metterà nella condizione di poter battere il record.

mercoledì 25 novembre 2015

Chickillo «gli Steelers mi hanno ridato la gioia di giocare»

Essere scelto al sesto giro del draft, far parte degli ultimi tagli del roster, venire inserito ventiquattrore dopo nella practice squad ed infine essere il backup di una ex prima scelta nell’ultima gara interna con Cleveland. Il tutto in tre mesi.
Chi è il protagonista di questo percorso? Anthony Chickillo che nell’ultimo incontro era la riserva di Jarvis Jones.
Certo il rookie non ha certo lasciato un segno nel tabellino ma ha certo guadagnato esperienza e fiducia.
«Imparo un sacco ogni settimana e voglio continuare a migliorare» spiega il linebacker che ha perso quasi venti chili dal suo approdo nella lega «non ho giocato negli special team al college e non devo sprecare quest’opportunità».
La priorità aggiunge poi Chickillo è quella di imparare il più possibile dal suo coach di reparto Joey Porter e dai veterani. «In questo momento- spiega il giocatore- non sono minimamente vicino al livello cui voglio arrivare ed arriverò».
Per ora è già andato oltre le aspettative realizzando il sogno di entrare in campo contro Cleveland.
«Tutto era velocissimo perché la velocità è diversa, non giocavo in difesa dall’ultima gara di preseason così cercavo di mettermi sui quei livelli. Era qualcosa che sognavo fin da piccolo, tutti dicevano che era troppo sognare la Nfl e che le probabilità erano pochissime».
Probabilità che di certo parevano diminuite a settembre quando entrò negli ultimi tagli fallendo l’ingresso iniziale nel roster dei 53.
Poi la firma per la practice squad, «lì ho imparato molto sulla difesa ma mi veniva richiesto di giocare una posizione diversa da quella del college».
Chickillo infatti è stato per 47 volte uno starter a defensive end per l’università di Miami e con l’aiuto ed i consigli di James Harrison è tornato a giocare un ruolo che non giocava dall’high school.
«Guardavo James Harrison giocare fin da ragazzo. Lo conoscono tutti prima di entrare in questo spogliatoio. Mi ricordo che lo guardavo giocare alle elementari. Sto sempre ad ascoltarlo quando dispensa consigli, voglio solo imparare da lui».
Ed Harrison, che conta di tornare in campo dopo lo stop di una settimana per problemi ad un ginocchio, cosa dice del suo compagno?
«Sta facendo un buon lavoro e meritava di entrare in campo- spiega il veterano- vedremo cosa farà quando avrà più spazio e più esperienza».

Intanto il rookie si dice contento di aver ritrovato il piacere di giocare a football «a Miami- conclude infatti- l’unica cosa di cui si preoccupavano era che mettessi su peso mi avevano portato via la rapidità. E’ come se gli Steelers mi avessero ridato qualcosa che avevo perso».

martedì 5 maggio 2015

Harrison avrà un ruolo più marginale

Negli intenti di Pittsburgh c'è la voglia di avere in questa stagione quattro linebacker scelti al primo giro come starter, nella migliore delle ipotesi già nell'opener di Boston.
E' ovvio che prima o poi Bud Dupree, la loro ultima prima scelta al draft appena concluso, dovrà prendersi lo spazio per cui è stato selezionato, oustide di sinistra.
E' un po' quello che è successo a Ryan Shazier la passata stagione, fin da subito onorato dei galloni da starter.
Dupree deve essere con  Jarvis Jones la coppia di rusher del futuro. E il ruolo del rookie è quello di rendersi il prima possibile in grado di sostituire James Harrison.
Al neo trentasettenne, li ha compiuti infatti ieri, è infatti stato preannunciato un ruolo che si farà più marginale. Poco male per un giocatore che la passata stagione aveva annunciato il ritiro salvo tornare per mettere una pezza in un reparto falcidiato dagli infortuni.
Chi ha informato Harrison? Joey Porter, ovvero colui che si è visto sostituito proprio da James nel 2007.
 «Harrison- ha spiegato l'ex compagno ed attuale coach dei lb- sarà un giocatore più d'impatto per noi se limiteremo il suo utilizzo a massimo venticinque snaps a gara. Cercherò di trarre il meglio da lui come quando era giovane e giocava sessanta snaps a partita. L'ho già avvisato, quel James Harrison di prima è finito».
Tornato dal ritiro Harrison ha giocato da titolare le ultime quattro gare della scorsa stagione, playoff compresi, senza scendere mai sotto i cinquantadue snaps. Riposando in sole diciannove azioni.
Ma non è ovviamente solo una questione che verte sul veterano. Non limitare il suo utilizzo vorrebbe dire dare meno spazio a Jarvis Jones che entra nella sua terza stagione in Nfl con la necessità di consacrarsi. 
 «Giocherà nel suo ruolo e sarà  produttivo- ha piegato poi Porter riferendosi ad Harrison- sa' cosa gli stiamo chiedendo e risponderà alla grande. Semplicemente non giocherai mai più in una certa maniera. Sono stato sincero gli ho detto: "hai trentasette anni sei un paio di mesi più giovane di me". Non giocherai mai più sessanta snaps a gara. Non si può discutere su questo, sa' a che punto è arrivato».
Dupree non è però il solo outside linebacker giunto dal draft. La volontà di Pittsburgh è infatti di provare in questo ruolo anche Anthony Chickillo, defensive lineman giunto al sesto giro da Miami.
A chiudere il pacchetto dei cinque linebacker esetrni attualmente a roster il veterano Arthur Moats.
«Non puoi mai dire di avere abbastanza pass rusher- ha concluso Porter- specialmente nella Nfl di oggi. Quando giocavo io era più una questione di fermare le corse non è certo il modo in cui si gioca attualmente».

venerdì 1 maggio 2015

Ancora un lb al primo giro. Benvenuto Dupree

Ogni anno le tabelle dei vari mock ci accostano un defensive back e ogni anno scompigliamo i calcoli puntando su un linebacker.
La ventiduesima scelta ha infatti portato a Pittsburgh Bud Dupree dall'università di Kentucky. Scelta che pare continuare la politica inaugurata lo scorso anno (vedi scelta di Ryan Shazier) di puntare su una difesa più atletica. Dupree ha infatti impressionato molto con la sua combine.
Non si può dire il giocatore non fosse nel radar di Pittsburgh considerando che Mike Tomlin, Kevin Colbert e Joey Porter sono stati tutti testimoni di persona delle capacità del rookie.
Dupree insieme a Jarvis Jones e il già citato Shazier dovrà essere il volto del pacchetto lb del futuro, si spera roseo, di Pittsburgh.
Rispetto al primo si spera sia più pronto per il gioco tra i "pro" e rispetto il secondo si spera abbia una stagione da rookie più tranquilla a livello di infortuni.



La presentazione di Bud Dupree

martedì 11 febbraio 2014

Joey Porter è il nuovo defensive assistant di Pittsburgh

Joey Porter torna a Pittsburgh.
«Siamo entusiasti di riaverlo in famiglia- ha dichiarato Mike Tomlin- Joey ha passato tante stagioni agli Steelers come giocatore ora è tornato come assistente del coaching staff».
Porter sarà alla sua quattordicesima stagione nella lega, la prima da ex giocatore. L'ex outside lb era approdato a Pittsburgh al terzo giro del draft 1999 con la settantatreesima scelta assoluta.
Ha vestito per otto stagioni consecutive la maglia degli Steelers prima di accasarsi a Miami, per tre anni, e concludere la sua carriera ad Arizona nel 2011.
Il curriculum di Porter vanta 98 sacks, 721 takles, 25 fumbles forzati, 12 intercetti, 9 fumbles ricoperti, 3 td e una safety.
Attualmente i 60 sacks con la maglia Steelers lo pongono al quinto assoluto posto nella storia della franchigia.
Porter si è tolto la soddisfazione di essere selezionato per il Pro Bowl quattro volte (2002, ’04, ’05, ’08) . Il lb è stato anche inserito nella squadra tipo del decennio 2000-2010. In quegli anni è stato l'unico giocatore a collezionare almeno 5 sacks in ogni stagione.

Porter è un membro della squadra che ha riportato a casa l'anello di campioni del mondo nel Super Bowl XL contro i Seahawks.

Joey Porter celebra la vittoria ad Indianapolis nei play off 2005

martedì 19 marzo 2013

Jason Worlids è l'erede di James Harrison

Quando si insediò da head coach nel 2007 Mike Tomlin si trovò subito di fronte all'arduo compito di sostituire Joey Porter uno dei leaders all time della franchigia per sacks nonchè leader dello spogliatoio.
Porter ,titolare nello spot di right outside linebacker da poco trentenne, era reduce da una stagione da sette sacks quattro intercetti un td in quattordici presenze. Ma non era più il giocatore del SB 2005 a causa di fastidi ad un ginocchio.
Così nel 2007, anche per motivi economici, arrivò il taglio. Ma come avrebbe presto capito Tomlin da quel taglio gli Steelers ci guadagnarono.
"C'era un ragazzo nel mio ufficio pronto  a dimostrare che sarebbe stato capace d giocare 900-100 snaps a stagione- spiega Tomlin- quel ragazzo era James Harrison. Credo che se avessimo capito il reale valore di quel giocatore avrebbe giocato di più anche prima del 2007".
Nessuno si aspetta che Jason Worlids (foto) possa fare quello che ha fatto Harrison. Ma che sia pronto o no con ogni probabilità sarà lui a sostituire il cinque volte pro bowler.
Worlids è un secondo giro del 2009 ed è reduce da da 10 gare da starter nelle sue prime tre stagioni con 10 sacks.Un successo se si paragonano a quelle di Harrison  che sostituì Porter con un curriculum di 8 gare da titolare e 4 sacks.
"Credo che Jason sia in grado di fare quel passo in più e dimostrare di poter ricoprire quel ruolo- ha continuato Tomlin- vedremo cosa sarà in grado di fare". Per poi aggiungere con una risata "non c'è nessuna pressione".
Harrison è stato rilasciato dopo essersi rifiutato di decurtarsi l'ingaggio e per un trentacinquenne reduce da stagioni con seri problemi fisici poche erano le alternative.

sabato 4 agosto 2012

Il saluto a quattro Steelers


Di nuovo Steelers per una notte, il regalo che Pittsburgh ha fatto a Joey Porter, Willie Parker,Aaron e Marvel Smith.
Tutti pro bowlers, tutti vincitori di un Super Bowl con gli steelers hanno avuto ieri la loro cerimonia di ritiro con la casacca che li ha consacrati in Nfl.
Questa è la mia casa. Ok ho giocato anche a Miami ed Arizona ma non c’è niente come la propria casa. Una volta che conosci Pittsburgh un pezzo del tuo cuore rimane qui. Non potevo non riempire questo vuoto e tornare qui per ritirarmi da Steelers”. Queste le parole di Joey Porter il miglior riassunto per spiegare ciò che è andato in scena ieri al Latrobe Memorial Stadium prima dell’allenamento di quelli che vestono oggi la maglia che questi quattro campioni hanno vestito ed onorato.

domenica 27 maggio 2012

Larry Foote studia da leader


Quando nel 2005 gli Steelers vinsero il Super Bowl numer XL Larry Foote aveva venticinque anni, ed era il secondo giocatore della difesa più giovane battuto dal solo Troy Polamalu.
Con la stagione 2012 in preparazione Foote è in un ruolo ben diverso, è uno dei veterani del reparto svecchiato dalle partenze di Aaron Smith, Chris Hoke e James Farrior.
Per il lb, che compirà 32 anni il prossimo mese, la sfida sarà quella di sostituire il già citato Farrior, suo amico e mentore oltre che compagno nel mezzo della difesa dal 2004-2009.
“Quando devi sostituire James- ha dichiarato Foote durante la prima settimana di lavoro della squadra- e quello che faceva per questa squadra non è certo una cosa semplice”.
Il giocatore si è poi soffermato sul suo ruolo.” Principalmente dovrò occuparmi del gioco. Tenere i ragazzi in riga, essere il pilastro del reparto. Tutte cose che prima ci metteva James e che ore proverò ad emulare e farò del mio meglio”.
Ciò comporterà l'essere uno dei leader in campo e fuori. Farrior era infatti uno dei capitani della squadra oltre a essere il leader indiscusso dello spogliatoio.
Foote, scelto da Pittsburgh al quarto giro del 2002, vuole diventare quel tipo di giocatore e passare la sua esperienza ai giocatori più giovani proprio come fecero con lui quando lasciò Michigan per entrare in Nfl. “Giorno dopo giorno passerò la torcia, gente come Joey Porter e Jason Gildon mi hanno mostrato cosa fare per essere un leader, devi venire e giocare. Poi parlare ai ragazzi ed educarli. E' questa una parte del lavoro, tramandare ai rookie”.
Polamalu non è mai stato un leader vocale ma il suo modo di giocare lo ha da sempre reso il cuore pulsante della difesa. Alcuni giorni fa la safety ha detto che sarà dura sostituire Farrior come leader, proprio come era stato complicato sostituire Porter nel 2006.
“Non è bello mettere tutto questo peso sulle spalle di Larry- ha detto la safety- non si poteva sapere che James Farrior sarebbe stato un leader coma Joey Porter. Infatti era diverso, e così sarà per Larry che sarà diverso da James ma sarà il leader della difesa”.
Ogni volte che avviene un cambiamento di leadership all'interno di uno spogliatoio ci sono giocatori che devono essere convinti. Foote sa di avere il rispetto dei veterani ma dovrà convincere i più giovani. Molti sono quelli che dopo una stagione da back up diverranno titolari, si pensi a Ziggy Hood e Cameron Heyward che devono sostituire Aaron Smith, oppure a Keenan Lewis che presumibilmente diverrà cb titolare dopo la partenza di William Gay.
Foote ha passato dieci delle sue undici stagioni da professionista a Pittsburgh. Nel 2008 firmò con la squadra della sua città , i Detroit Lions, dopo aver capito di aver perso il posto da titolare in favore di Lawrence Timmons .
Proprio a Detroit ha passato la sua ultima stagione da titolare, seguita da due da riserva tornato a Pittsburgh, per questo dovrà dimostrare agli scettici di non aver perso lo smalto e di poter essere ancora un giocatore “a tempo pieno” in Nfl. Anche se a roster l'alternativa è Stevenson Sylvester che giunto al terzo anno da professionista deve dimostrare un netto miglioramento per restare a Pittsburgh.
La passata stagione ,visti i guai fisici di James Harrison, Timmons venne messo sull'esterno e Foote ebbe cinque gare da starter chiudendo la stagione con 47 takles.